lunedì 9 ottobre 2017

Cessione licenza taxi: secondo la Cassazione genera plusvalenza tassabile (sentenza 23143/2017)

La suprema Corte di Cassazione in merito alla questione sulla tassabilità ai fini IRPEF della plusvalenza derivante dalla cessione della licenza taxi, con la sentenza 23143/2017, ha statuito che la cessione di una licenza taxi è una cessione di azienda e che quindi genera plusvalenza tassabile ai fini IRPEF.

La Cassazione era già intervenuta più volte su questo tema, ma affrontando la problematica degli accertamenti induttivi e nello specifico la determinazione del valore della plusvalenza e la mancata allegazione di documentazione richiamata nell'atto impositivo. La Cassazione confermò l'annullamento di accertamenti induttivi che si limitavano all'affermazione dell'omessa indicazione della plusvalenza relativa alla cessione della licenza taxi, ma senza specificare a quale ipotesi di redditi diversi fosse riconducibile, senza indicare la natura del negozio e senza specificare la posizione del conducente, in forma autonoma o dipendente, nella sua attività. (Cass. nn. 5333/2015, 20763/2014 e multis).
Per ciò che riguarda la questione sulla tassabilità della plusvalenza ai fini IRPEF della cessione della licenza taxi in quanto cessione di azienda, la giurisprudenza di merito si è divisa, di segno opposto sono state le pronunzie delle Commissioni tributarie di Roma (pro) e quella di Milano (contra).

Nel caso di specie i supremi giudici hanno accolto il ricorso di un tassista che, seguito del trasferimento della licenza, aveva ricevuto un accertamento induttivo per mancata dichiarazione della plusvalenza. Secondo la Corte di Cassazione, la CTR non ha fornito dati concreti in merito all'importo su cui si basa la pretesa del Fisco. Il riferimento della CTR ad indagini di mercato, annunci pubblicitari e dati in possesso delle associazioni di categoria, non è sufficiente a qualificare e quantificare l'eventuale plusvalenza al fine di considerarla reddito d'impresa.

lunedì 2 ottobre 2017

Guidare disidratati: è come guidare ubriachi

Sugli effetti della guida sotto l'effetto di alcolici si sono fatti moltissimi studi e molto si conosce, ma cosa succede se si guida disidratati?
Secondo uno studio commissionato dall'European Hydration Institute all'Università Loughborough (Inghilterra) nel 2015, è risultato che i conducenti che avevano assunto un sorso d'acqua (25 ml) hanno commesso un tasso di errori alla guida al pari di autisti con un tasso alcolemico pari a 0,8 g/l (il doppio rispetto agli autisti idratati correttamente).
Nello specifico i conducenti in stato di disidratazione avevano difficoltà a mantenere il veicolo nella loro corsia invadendo involontariamente le altre e i riflessi rallentati fino ad azionare in ritardo i freni!
Ma la cosa sorprendente e' che oltre due terzi dei conducenti non sono in grado di riconoscere i sintomi della disidratazione: stanchezza, capogiro, mal di testa, bocca secca e riflessi rallentati. Per ovviare al problema, basterebbe semplicemente bere più acqua. Uno studio del 2013 ha dimostrato che chi consuma mezzo litro d'acqua prima di eseguire attività mentali ha riflessi più veloci del 14% rispetto alle persone che non si idratano.