domenica 30 novembre 2014

Cessione licenza taxi: non c'è plusvalenza se avviene gratuitamente di padre in figlio

Il trasferimento della licenza taxi da padre in figlio, a titolo gratuito, non costituisce cessione di azienda e di conseguenza non genera reddito fiscalmente imponibile (leggasi anche "tassabile"), questo è quanto si evince dalla lettura della sentenza n. 20533 del 29 settembre 2014 della Corte di Cassazione.
La suprema corte ha stabilito un principio importante per quanto riguarda l'accertamento induttivo, nello specifico che la cessione di una licenza taxi avvenuta all'interno di un nucleo familiare non costituisce immediatamente una cessione di azienda che generi dei redditti assoggettabili a tassazione.
La questione è nata da un contenzioso nato tra l'Agenzia delle Entrate un tassista che aveva trasferito la sua licenza taxi al figlio, all'ex tassista era notificato un accertamento (svolto con modalità induttive) inerente l'anno 2001 per la tassazione della plusvalenza derivante dalla cessione della licenza taxi avvenuta all'interno del proprio nucleo familiare.
Nel ricorso in Cassazione presentato dall'ex tassista è stato sostenuto che il giudice avrebbe eluso il dovere di previamente acclarare se, a fronte della cessione della licenza, un trasferimento di ricchezza si fosse effettivamente realizzato, anche in considerazione del fatto che la cessione era avvenuta tra padre e figlio (ed avvalendosi della clausola del regolamento comunale che consentiva il trasferimento per atto tra vivi a persona determinata "a richiesta dell’interessato, a persona da ultimo designata"), e perciò con atto presuntivamente gratuito, inidoneo a generare qualsivoglia plusvalenza imponibile. Ed invero, sosteneva il contribuente, in forza della suddetta disposizione di legge, il trasferimento per causa di morte o per atto gratuito non costituisce realizzo di plusvalenza.
Gli ermellini hanno accolto il ricorso rilevando che:
Nella specie di causa il giudicante si è indotto a respingere l'appello della parte contribuente sulla scorta del puro e semplice assunto che la plusvalenza realizzata a mezzo di cessione di azienda costituisce reddito fiscalmente rilevante, senza in alcun modo avere motivato il proprio convincimento in ordine alla natura onerosa della cessione di cui trattasi, e ciò per quanto la parte appellante avesse specificamente evidenziato che la cessione è intervenuta all'interno del nucleo familiare, elemento di fatto che certo avrebbe dovuto indurre il giudicante ad una specifica attenzione alle modalità con le quali la cessione qui oggetto di esame si è concretamente realizzata.
E d'altronde, non ci si può esimere dal considerare che anche in merito agli elementi presuntivi che si assumono debitamente considerati dall'Agenzia ai fini del ricorso al metodo induttivo di accertamento, la motivazione della sentenza appare apodittica ed illogica, avendo il giudicante ritenuto che la parte contribuente si sia sottratta all'onere di produrre "qualunque scritto potesse attestare il valore della transazione" ovvero "la documentazione idonea alla determinazione del corrispettivo conseguito", così dimostrando di avere dato per implicitamente presupposta la natura onerosa della cessione, senza però esplicitare le ragioni di una tale dirimente presupposizione.
Non par dubbio che siffatte motivazioni risultino apparenti più che apodittiche, e comunque insufficienti a consentire a questa Corte di assolvere al dovere di controllo della coerenza logica del provvedimento giudiziale.
A tal proposito giova ricordare l'art.58 del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi)
Testo Unico del 22/12/1986 n. 917
Art. 58 - Plusvalenze.
Testo: in vigore dal 01/01/2004
             modificato da:  DLG del 12/12/2003 n. 344  art. 1 

1. Per le plusvalenze derivanti da cessione delle aziende, le disposizioni del comma 4 dell'articolo 86 non si applicano quando e' richiesta la tassazione separata a norma del comma 2 dell'articolo 17. Il trasferimento di azienda per causa di morte o per atto gratuito non costituisce realizzo di plusvalenze dell'azienda stessa; l'azienda e' assunta ai medesimi valori fiscalmente riconosciuti nei confronti del dante causa. I criteri di cui al periodo precedente si applicano anche qualora, a seguito dello scioglimento, entro cinque anni dall'apertura della successione, della societa' esistente tra gli eredi, la predetta azienda resti acquisita da uno solo di essi.

2. Le plusvalenze di cui all'articolo 87 non concorrono alla formazione del reddito imponibile in quanto esenti limitatamente al 60 per cento del loro ammontare.

3. Le plusvalenze dei beni relativi all'impresa concorrono a formare il reddito anche se i beni vengono destinati al consumo personale o familiare dell'imprenditore o a finalita' estranee all'esercizio dell'impresa.

SCARICA LA SENTENZA n. 20533 DEL 29/09/2014