mercoledì 6 agosto 2014

IL TASSISTA PUO' PRELEVARE IL CLIENTE ANCHE FUORI DAL COMUNE DI APPARTENENZA (CASS.CIV. 22296/10)

SWT Il tassista può prelevare il cliente anche fuori dal comune di appartenenza (CASS.CIV. 22296/10)

Nessuna sanzione amministrativa va inflitta al tassista che, su chiamata del cliente fatta dal territorio comunale di competenza e di rilascio della licenza, lo va poi a prelevare in un altro Comune.
Secondo la legge il servizio di taxi può iniziare anche diversamente che con il prelevamento dell’utente: ad esempio, su chiamata del cliente, ma con la partenza del conteggio della tariffa sempre nel territorio comunale del rilascio della licenza.
La Cassazione con la sentenza 22296/10 ha confermato il verdetto del giudice di pace che aveva accolto l’opposizione di un tassista sanzionato per aver prelevato due passeggeri fuori dal Comune che gli aveva rilasciato la licenza. La Suprema corte, però, ha motivato la sua decisione : più che di prelevamento dell’utente - hanno detto i giudici di legittimità - si tratta di stabilire cosa debba intendersi per inizio del servizio. «Per inizio del servizio deve intendersi la messa del taxi a disposizione (al “servizio”, appunto) del cliente». Ciò comporta l’onerosità e l’esclusività: non può esservi, cioè, inizio del servizio a favore di un cliente se il tratto di strada percorso prima del prelevamento del medesimo è gratuito o se per quel tratto il taxi è occupato da un altro cliente. Insomma, non basta il semplice fatto che «il tassista si sia mosso dalla sua città per ordine del cliente, come invece ha ritenuto il giudice di pace».

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