martedì 3 dicembre 2013

Sulle origini del codice della strada e del traffico a Roma

SWT

Vi siete mai chiesti quando e dove è nato il codice della strada e il traffico?
Questa è la domanda che faccio sempre ai miei clienti che si lamentano del traffico di Roma; le risposte sono le più disparate: chi sostiene sia una normativa nata durante il fascimo, chi sostiene che sia una norma nata negli anni cinquanta, altri non sanno che dire...
Per quanto concerne il traffico e la situazione delle strade di Roma, una descrizione molto dettagliata ce la fornisce Plinio il Giovane (61 d.C - 113 d.C.)...
"quando c'è qualcosa di bello a Roma, è un caos: tutti parcheggiano il loro cocchio in seconda o in terza fila e il rito di coloro che hanno acquistato dei cavalli straordinari che vengono dall’Arabia è sempre quello di spazientirsi perché l'uomo più anziano con il bastone, a lento passo, supera quelle bighe o quei carri che sono imbottigliati dal traffico.
A Roma non si vive più e non si circola più".
Plinio il giovane
Altre "chicche" sulla viabilità romana ce le forniscono Cicerone (Arpino, 106 a.C. – Formia, 43 a.C.)e Catullo (Verona, 84 a.C. – Roma, 54 a.C.)...
Risulta evidente, alla luce di tutto questo, che a Roma il traffico sia stato letteralmente caotico dal momento della sua fondazione.
Giulio_cesare.jpgLe origini del codice della strada sono antichissime, fu infatti Giulio Cesare a dettare le prime regole della circolazione sulle strade. Correva l'anno 45 a.c. quando Giulio Cesare promulgò la "Lex Iulia Municipalis" che altro non era che una raccolta di disposizioni inerenti la sturttura amministrativa di Roma e delle sue colonie (quella che oggi potremmo definire una "legge quadro"). Nella "Lex Iulia Municipalis" infatti si possono leggere i seguenti passi:
"Dal 1 ° gennaio prossimo non si può guidare un carro lungo le strade di Roma o lungo quelle strade di periferia dove vi sia continuità abitativa dopo l'alba o prima della decima ora del giorno, ad eccezione di ciò che serve per il trasporto e l'importazione di materiale per la costruzione di templi degli dei immortali, o per le opere pubbliche o per l'asportazione delle macerie di quegli edifici per la cui demolizione siano stati concessi gli appalti.
Non è intenzione di questa legge impedire l'uso dei carri in questi orari quando:
si renda necessario per le vergini vestali, il re dei sacrifici o i sacerdoti recarsi in città per la fine dei sacrifici ufficiali del popolo romano;
si renda necessario utilizzare i carri per i cortei trionfali;
si renda necessario l'uso dei carri per i giochi pubblici in Roma o nel raggio di un miglio da essa;
siano usati per la processione che si svolge al momento dei giochi del Circo Massimo
Non è intenzione di questa legge impedire che i carri trainati da asini o buoi ed introdotti nottetempo, escano dalla città vuoti o per portare via lo sterco dalla città anche dopo l'alba o prima della decima ora."
In sostanza la "Lex Iulia Municipalis" poneva il divieto di circolazione nelle ore diurne a tutti i carri, fatta eccezione per quelli adibiti ad uso isituzionale, di servizio o per il trasporto dei materiali da costruzione.
Tutto il malcontento della popolazione per gli effetti della "Lex Iulia Municipalis" è documentato dagli scritti di Marziale, in un suo epigramma infatti scrive:
“I galli dalle ritte creste non hanno ancora rotto il silenzio
già tu tuoni con un molesto strepito e con sferzate.
Noi vicini chiediamo - non per tutta la notte - di dormire
infatti stare svegli è cosa tollerabile,
ma starlo a lungo è cosa insopportabile.”
Marziale
Per fare dei parallelismi tra la "Lex Iulia Municipalis" e l'attuale Codice della Strada possiamo tranquillamente affermare che fu Giulio Cesare ad introdurre i concetti di:
  • Attraversamenti pedonali (indicati con grosse pietre);
  • Le zone a traffico limitato (divieto di circolazione nelle ore notturne);
  • Le fasce orarie per il carico e sarico merci;
  • Le "auto blu";
  • I veicoli della nettezza urbana (rimozione dello sterco dalle strade).
La "Lex Iulia Municipalis" è pervenuta fino a noi grazie al ritrovamento, avvenuto nel 1732 sul greto del fiume Cavone, delle Tavole di Heraclea. Si tratta di tavole bronzee sulle quali in era cesariana fu incisa la Lex Iulia Municipalis ad integrazione di altri due preesistenti decreti scritti in greco. Le Tavole di Eraclea sono attualmente esposte al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
Eraclea.jpg
(Tavole di Eraclea, Museo Archeologico Nazionale di Napoli)

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